Denaro digitale garantito da lingotti d’oro e d’argento

L’evoluzione digitale del sistema aureo

Kinesis Money è una piattaforma che permette a privati e aziende di acquistare, detenere, trasferire, spendere e ricevere oro e argento fisici attraverso un sistema di pagamenti digitali.

Invece di basarsi sulle valute fiat, utilizza due token nativi: KAU, che rappresenta un grammo d’oro, e KAG, equivalente a un’oncia d’argento. Secondo la documentazione della società, ogni token corrisponde alla proprietà diretta di metallo fisico allocato, custodito in caveau assicurati e gestiti in modo indipendente in alcuni dei principali centri mondiali di commercio dei metalli preziosi. La corrispondenza uno a uno viene verificata due volte all’anno da Bureau Veritas, società internazionale di ispezioni e certificazioni.

Possedere oro fisico tradizionale è un po’ come tenere una Ferrari d’epoca in garage: un bene di valore, affascinante, ma difficile da usare nella vita quotidiana. L’approccio di questa piattaforma è rendere quel bene più utilizzabile giorno per giorno: poterlo impiegare per acquisti, per gestire un’attività e, allo stesso tempo, mantenere il potenziale di apprezzamento. È come avere la sicurezza di un conto in un caveau svizzero di una volta, ma con la comodità di gestirlo dallo smartphone e di usarlo per pagare un Campari in Galleria o un cappuccino in piazza San Marco.

Nel 1830, l’economista britannico Nassau William Senior osservò che “la portabilità dei metalli preziosi e l’universalità della loro domanda rendono l’intero mondo commerciale un unico paese, in cui il bullione è la moneta”. Mentre token garantiti da oro come Pax Gold e Tether Gold sono pensati principalmente come prodotti di investimento, KAU e KAG di Kinesis sono progettati per funzionare come valute digitali all’interno di un sistema monetario più ampio, riprendendo di fatto un ruolo che i metalli preziosi hanno svolto per secoli.

Perché sempre più italiani guardano oltre le valute fiat: la ricerca di una moneta solida

“…l’1% pagato in moneta stabile è ben più, di gran lunga più, del 5 o del 6 o del 10% pagato in moneta instabile e calante.” (Luigi Einaudi, governatore della Banca d’Italia (1945-48) e presidente della Repubblica (1948-55)) 

Una buona moneta dovrebbe conservare il proprio potere d’acquisto nel tempo, anche attraverso le generazioni. Sfortunatamente le vicende della storia politica nazionale, unite, sul piano internazionale, all’affermazione delle politiche economiche keynesiane nel dopoguerra, segnarono il definitivo tramonto dell’ideale di una lira stabile proprio di statista per il quale “era immorale … consentire che l’inflazione continuasse a bruciare il risparmio degli italiani” (www.bancaditalia.it)

Le generazioni più anziane ricordano ancora gli anni in cui l’inflazione erodeva rapidamente stipendi e risparmi. Negli anni 70 gli italiani investivano massicciamente nei BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), i titoli di Stato a breve termine, al punto che—sfruttando il gioco di parole con i boat people, i profughi vietnamiti in fuga via mare—nacque il soprannome giornalistico di bot people. La lira debole era una preoccupazione costante e molte famiglie svilupparono una preferenza per i beni tangibili proprio perché la moneta tradiva la loro fiducia. Anche se l’euro ha portato maggiore stabilità, i forti aumenti del costo della vita degli ultimi anni hanno ricordato a molti che l’inflazione resta un problema reale.

È difficile negare che le valute fiat permettano di espandere l’offerta di moneta ogni volta che le autorità ricorrono a politiche di stimolo, con le conseguenze che sono note: i pensionati con redditi fissi vedono ridursi progressivamente il tenore di vita; i risparmiatori scoprono che i rendimenti faticano a stare al passo con i prezzi; chi non ha accesso a strumenti finanziari sofisticati subisce un’erosione silenziosa del proprio patrimonio. Si tratta di un processo graduale che mina la fiducia nella moneta nel corso degli anni.

In un Paese come l’Italia, dove il risparmio familiare è sempre stato un pilastro della ricchezza privata, questo fenomeno ha conseguenze importanti. Non sorprende quindi che sempre più persone cerchino alternative: un mezzo di scambio che non possa essere svalutato con la creazione arbitraria di nuova moneta. È una delle ragioni che ha reso Bitcoin così attraente nei primi anni, prima che diventasse prevalentemente un asset speculativo.

Paradossalmente, mentre le valute fiat perdevano potere d’acquisto, l’oro veniva marginalizzato come un semplice retaggio del passato, una pet rock, un oggetto privo di reale utilità economica. Molti consulenti finanziari e commentatori hanno fatto propria la celebre posizione di Warren Buffett, secondo cui “L’oro viene estratto dalla terra in Africa, o in qualche altro posto. Poi lo fondiamo, scaviamo un’altra buca, lo seppelliamo in un caveau e paghiamo persone per stare lì a sorvegliarlo. Non produce nulla. Se qualcuno ci osservasse da Marte, penserebbe che siamo pazzi.”

Ma la marginalizzazione dell’oro è andata ben oltre il modo in cui questo veniva considerato come investimento. È sopratutto il suo ruolo come moneta che è stato progressivamente eliminato, sia nell’architettura del sistema monetario moderno sia nel dibattito finanziario. Con il tempo si è diffusa l’idea, ormai quasi data per scontata, che l’oro non abbia più alcuna funzione monetaria nell’economia contemporanea. Lo si nota, per esempio, nei forum dedicati agli investimenti, dove l’oro viene quasi sempre discusso nella sezione dedicata alle materie prime anziché in quella riservata alle valute, come se la sua storia millenaria come moneta fosse ormai poco più di una curiosità storica. Emblematica, in questo senso, resta la celebre risposta fornita nel 2011 dall’allora presidente della Federal Reserve Ben Bernanke durante un’audizione alla Commissione Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti. Alla domanda del deputato Ron Paul sul perché le banche centrali continuassero a detenere oro se questo non fosse più denaro, Bernanke rispose con una sola parola: tradizione.

Ritengo—probabilmente per una sorta di effetto Cantillon (secondo cui la nuova moneta beneficia prima di tutti coloro che sono più vicini alla sua creazione, prima che i prezzi aumentino per tutti gli altri)—che il distacco della moneta dall’oro abbia avvantaggiato soprattutto, se non esclusivamente, l’establishment finanziario rispetto al cittadino comune.

Credo inoltre che, di fronte alla creazione continua di moneta tipica dei sistemi fiat e alla conseguente svalutazione della valuta, gli investori più sofisticati godano di vantaggi sostanziali rispetto alla persona media, che includono un accesso privilegiato a informazioni di qualità superiore e a prodotti finanziari complessi che rimangono perlopiù sconosciuti e inaccessibili alla maggior parte delle persone—in particolare a chi è escluso o solo parzialmente integrato nel sistema bancario.

Per finire, sono del parere che la svalutazione monetaria dovuta alla sua eccessiva creazione penalizzi sopratutto le famiglie a basso reddito, i cui margini di risparmio sono tanto ridotti che raramente dispongono delle risorse economiche e della liquidità necessarie per investire in modo efficace.

Democratizzare l’accesso ai metalli preziosi

A mio avviso, in un’economia come quella italiana, segnata da un alto debito pubblico e da forti pressioni fiscali, rendere accessibile una moneta solida può contribuire a una crescita più sostenibile e una maggiore coesione sociale. Tuttavia, mentre in alcune regioni esiste un mercato al dettaglio di metalli preziosi sviluppato, in molte altre è praticamente inesistente, lasciando i piccoli risparmiatori con poche alternative concrete.

Anche dove ci sono operatori specializzati, comprare oro e argento fisici è molto più complicato che aprire un conto di risparmio o acquistare un ETF. L’investitore deve prendere diverse decisioni: monete o lingotti? Piccoli tagli o pezzi più grandi? Come garantire il trasporto sicuro? Come verificare l’autenticità? E soprattutto: dove custodire il metallo?

Il principio If you don’t hold it, you don’t own it (se non lo tieni fisicamente non é tuo), considerato da molti investori in bullion al dettaglio una regola indiscutibile, riflette soprattutto la realtà di chi vive in contesti stabili e sicuri, dove tenere oro in casa è fattibile. Questa visione però ignora le difficoltà di milioni di persone che affrontano problemi di sicurezza, abitazioni precarie o instabilità, per le quali la custodia domestica non è una soluzione realistica. Lo stesso vale per gli investitori istituzionali, come i fondi pensione, che non possono materialmente conservare il metallo nelle proprie sedi.

Piattaforme come Kinesis cercano di superare molte di queste barriere, permettendo di possedere oro e argento allocati tramite smartphone e connessione internet. Questo approccio si adatta bene al contesto italiano, abituato ai servizi digitali, allo SPID e ai pagamenti istantanei. Attraverso il Kinesis Exchange è possibile comprare e vendere metalli contro valute tradizionali e criptovalute a prezzi vicini a quelli all’ingrosso, con spread più contenuti.

Questa facilità è particolarmente utile per chi ha risorse limitate: a differenza degli investimenti tradizionali in oro fisico, dove il denaro investito rimane spesso bloccato (dead money) fino al momento della vendita, gli utenti di Kinesis possono utilizzare il proprio patrimonio quando ne hanno bisogno, senza rinunciare ai benefici della detenzione di metalli preziosi. A rendere tutto questo ancora più accessibile contribuisce l’elevata divisibilità di KAU e KAG. È infatti possibile acquistare o vendere quantità estremamente ridotte di oro e argento—fino a 0,00001 grammi di oro o 0,00001 once di argento—consentendo anche a chi dispone di capitali molto contenuti di investire e utilizzare metalli preziosi fisici.

Secondo me, questo modello ricorda ciò che ha fatto il mobile banking per l’inclusione finanziaria nei Paesi emergenti. Così come milioni di persone hanno potuto utilizzare strumenti finanziari semplicemente attraverso un telefono cellulare, senza mai entrare in una filiale bancaria—basti pensare all’impatto di piattaforme come M-Pesa nell’Africa orientale, che hanno rivoluzionato l’accesso ai pagamenti digitali—oggi è possibile detenere e utilizzare oro e argento fisici senza dover mai mettere piede in un caveau o presso un commerciante di metalli preziosi. La democratizzazione dell’accesso a una moneta solida potrebbe rivelarsi altrettanto rivoluzionaria di quanto lo sia stata, negli ultimi decenni, la democratizzazione dei servizi bancari.

Gold Standard 2.0: una moneta solida per l’era digitale

Possedere oro fisico è importante, ma l’obiettivo di piattaforme come Kinesis non si limita al semplice investimento. L’idea è provare a rendere i metalli preziosi nuovamente utilizzabili nella vita economica quotidiana del XXI secolo, adattandoli alle esigenze di oggi.

I portafogli digitali permettono trasferimenti internazionali in pochi secondi, per esempio inviando oro a un partner in Germania o a un familiare in Francia senza i tempi e i controlli tipici di un bonifico bancario. La Kinesis Card converte automaticamente KAU e KAG nella valuta locale al momento del pagamento, consentendo di spendere presso milioni di esercenti. Le imprese possono inoltre accettare pagamenti in metalli preziosi tramite Kinesis Pay. In tutti questi casi, l’intento è restituire a oro e argento il loro ruolo storico di moneta, oltre a quello di puro investimento.

La storia mostra che lo scetticismo verso le nuove tecnologie di pagamento non è una novità. Quando arrivarono le carte di credito, molti dubitavano che qualcuno avrebbe affidato i propri soldi a un pezzo di plastica. Lo stesso è successo con l’home banking: tanti erano certi che non avrebbero mai gestito i risparmi online e avrebbero continuato ad andare allo sportello. Oggi entrambe queste soluzioni sono diventate normali.

L’idea di collegare il denaro all’oro non rappresenta certo una novità. Nel corso dell’Ottocento e fino ai primi decenni del Novecento fu in vigore quello che oggi definiamo sistema aureo, un sistema nel quale le valute erano ancorate a una determinata quantità d’oro. Anche Einaudi promuoveva l’idea di un sistema aureo italiano, un gold standard italiano basato sulla lira-oro: “Ogni unità monetaria, di qualunque lunghezza sia, è buona, purché sia stabile. […] La lira-oro è assai più stabile, sovratutto per una ragione: che i governi non possono fabbricarne a piacere.” (www.luigieinaudi.it)

Sotto questo profilo, soluzioni come Kinesis possono essere viste come una specie di sistema aureo 2.0: non un ritorno al XIX secolo, ma un tentativo di unire la disciplina monetaria dell’oro alla velocità e alla praticità dei pagamenti digitali.

La differenza fondamentale rispetto al gold standard classico è che qui l’adesione è volontaria. Ciascuno può scegliere se usare metalli preziosi per i pagamenti o continuare con le valute fiat tradizionali. A mio parere, questo aspetto volontario e la conseguente concorrenza tra valute sono tra i punti di forza del modello, poiché offrono a persone e imprese quella che potremmo definire libertà di scelta monetaria.

Perdita del potere d’acquisto dell’euro dalla sua introduzione

Perché l’Allocated Bullion Exchange è importante

Kinesis si basa sull’Allocated Bullion Exchange, o ABX, una piattaforma istituzionale per il commercio e lo stoccaggio di metalli preziosi fisici, avviata nel 2011 e pienamente operativa dal 2016.

Per l’utente comune, ciò che conta davvero è la rete consolidata di ABX, che include partner logistici e depositi professionali come Malca-Amit, Armaguard e Loomis International. Queste collaborazioni garantiscono l’accesso a un’infrastruttura assicurata e distribuita a livello globale. Il sistema si occupa della registrazione delle proprietà, delle riconciliazioni e delle verifiche indipendenti. Proprio per questo, le verifiche sul metallo che sostiene KAU e KAG, condotte da Bureau Veritas, possono essere effettuate con regolarità ed efficienza: tutto rientra in un contesto di custodia professionale già ben strutturato.

Oro e argento possono tornare a essere denaro?

I critici dell’idea di riportare l’oro a funzione di moneta sostengono che i sistemi garantiti da oro non possano competere con le reti fiat già consolidate. Le valute nazionali sono profondamente radicate nelle leggi, nelle tasse, nei contratti, negli stipendi e nella vita quotidiana, mentre il dollaro statunitense domina le transazioni transfrontaliere.

Tra gli investitori in metalli preziosi, invece, c’è largo consenso sull’idea di un ritorno – in qualche forma – a un sistema ancorato all’oro. Questa convinzione, però, è spesso accompagnata da una profonda diffidenza verso tutto ciò che è digitale, un atteggiamento alimentato dalle vicende che hanno caratterizzato Bitcoin e il mondo delle criptovalute in generale. Non è raro imbattersi in una visione nostalgica che immagina di riproporre, quasi senza adattamenti, i sistemi di pagamento dell’epoca del gold standard, come se l’economia odierna non fosse radicalmente diversa da quella di un secolo fa.

Negli ambienti delle criptovalute, molti considerano la natura fisica dell’oro stessa come un difetto, uno che condanna ogni reale possibilità di riguadagnare un ruolo monetario nell’era digitale.

La domanda centrale resta quindi: oro e argento possono tornare a funzionare come moneta in economie costruite attorno ai pagamenti digitali?

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